Secondo un metodo giapponese è possibile classificare le differenti forme di Energie Vitali. Da quello che sappiamo, sembra che tale sistema di classificazione, abbia avuto origine nella Medicina Tradizionale Cinese.
Non è affatto strano notare che molti dei concetti che oggi vengono ritenuti giapponesi, in realtà derivino da fonti assolutamente cinesi; in particolare provenienti  dal Taoismo.
Si pensa che lo stesso Usui strutturò il sistema Reiki, possedendo la conoscenza di queste differenti forme energetiche, ma sono assolutamente convinto che nessuno saprà mai se questa è la verità.


Per poter comprendere perfettamente tali “Forze Vitali”, credo sia assolutamente necessario fare delle osservazioni basilari su ciò che comunemente viene chiamato “Ki”.
Nella lingua giapponese con il termine “Ki”, si considerano in generale tutti i tipi di Energie presenti nel cosmo. Esso può essere tradotto come “Energia Vitale Universale” cioè quella stessa “Forza” che permette la vita in ogni cosa, mantenendo un perfetto e costante equilibrio del Tutto. Il “Ki” non è né positivo né negativo, ma è l’uso che ne facciamo che lo rende tale. L’Energia Vitale vibra in ogni cosa, sia essa animata o inanimata. Nella lingua cinese viene comunemente definita “Chi”, mentre nella cultura induista assume il nome di “Prana”.


Parlando in termini generali, le “Forze Vitali” possiedono determinate caratteristiche osservabili soprattutto per la loro interazione sinergica. Tali Energie esplicano la loro funzione in base ad una determinata frequenza elettromagnetica, perseguendo il fine dell’unità e della riproduzione.
Il “Ki” circola nel corpo sotto varie forme che interagiscono tra loro, esse sono:

1.    Kekki
2.    Shioke
3.    Mizuke
4.    Kuki
5.    Denki
6.    Jiki
7.    Reiki

La forma di energia “Kekki” (elencata al livello 1) risulta essere quella che possiede la massima intensità ma la minima capacità organizzativa; mentre la forma “Reiki” (numero 7) risulta possedere la massima capacità di organizzare il flusso energetico nella mente e nel corpo, ed allo stesso tempo riesce a produrre in questo un effetto diretto. “Reiki” rappresenta una specie di programma di controllo, che ha il compito di verificare che quanto serve al sistema umano, venga fornito con le giuste forze, al momento più opportuno, nella corretta proporzione, nel momento più efficace e nella successione più idonea.
Le altre forme energetiche, comprese tra “Kekki” e “Reiki”, svolgono vari ruoli nella reciproca interazione, come spiegato più avanti.


Le caratteristiche delle sette forme di Energia


kekki
1. Kekki è la forma di "Ki" che fornisce a un essere vivente la forza nutritiva; "Kek" deriva dalla parola "Ketsu", che si traduce con “sangue”: perciò, "Kekki" è il “Ki del sangue”, strettamente collegato all’organo energetico del I° Chakra, che si trova alla fine della spina dorsale (coccige). E' la forma di energia impiegata dalle cellule per mantenere la propria sostanza e assicurarsi l’energia per operare. Tale forma di energia si crea, ad esempio, quando un individuo partecipa all’eterno flusso del dare e ricevere nutrimento, dell’alimentarsi a vicenda attraverso l’incontro con altri esseri terreni. Kekki è la forma di energia più grezza e meno strutturata del corpo, ed è quindi quella usata più facilmente dalle forze superiori per nutrire strutture specifiche; è paragonabile all’argilla, con la quale si possono modellare e cuocere mattoni da impiegare per costruire palazzi. 
Quando è saldamente integrata e avviata in un determinato processo, essa si converte in una diversa forma di energia.
 Kekki, la forza vitale, deve avere un’occasione che le permetta di concentrarsi e diventare nutrimento per qualcosa, così da svolgere il proprio ruolo nell’ambito della Creazione. 
Da sola non è in grado di farlo; per adempiere alla sua funzione, riceve aiuto dalla seguente forma di energia.

 

Shioke
2. Shioke è la forma di "Ki” che fornisce al corpo la struttura in cui la vitalità (Kekki) può concentrarsi ed avere effetto. 
Essa aiuta a “restare insieme”, a non disgregarsi, neanche sotto tensione, poiché nella struttura sono accumulate riserve sufficienti; possiede la volontà e la determinazione necessarie a continuare la propria esistenza, e in giapponese il termine Shioke si può tradurre “Ki del sale” o “Ki dei minerali”. 
Shioke è una struttura dotata di potere connettivo; è la forma in cui Kekki viene mantenuto per un certo periodo, che può corrispondere all’arco dell’esistenza di un essere o di una cellula. Tale campo di forza umano si crea quando gli individui capiscono che la loro incarnazione terrena persegue fondamentalmente uno scopo. Ciò che non deve conseguire un obiettivo non ha la necessità di una struttura adeguata; questo significa che siamo tenuti ad accettare l’esistenza materiale come una significativa e prolungata opportunità per sperimentare e soddisfare i nostri bisogni.
 Shioke rappresenta anche la costituzione degli esseri umani, le nostre fondamentali possibilità di autorealizzazione e, naturalmente, i nostri limiti. Se Shioke viene distrutto in maniera violenta, l’energia Kekki in esso contenuta è libera di lasciarlo per nutrire un altro Shioke, permettendogli di operare. In pratica, Shioke costituisce il vaso in cui è immagazzinato Kekki, che a sua volta adempie a una funzione specifica, determinata in parte dal vaso e in parte da altre forze. 
Inoltre Shioke, come Kekki, ha uno stretto legame con il I° chakra. Affinché Shioke svolga la sua funzione e traduca in azione il senso della sua esistenza, sono necessari rapporti con altre sostanze animate e altri esseri, soprattutto con quelli del tipo che esso rappresenta; le sue varie espressioni sono create dalle forze vitali più organizzate.


Mizuke
3. Mizuke è l’espressione di “Ki” che permette ai rapporti di agire come base di comunicazione, rendendo così possibile eliminare il distacco e sperimentare gioia, allegria e senso di sicurezza quando siamo fisicamente insieme. 
Essa offre anche la possibilità di fare molte altre esperienze importanti; il termine si può tradurre “Ki dell’acqua”, o anche “Ki dei liquidi”. Mizuke è la forza del rapporto, di “vincere arrendendosi (dedizione)”. Questa forma di energia vitale si crea, ad esempio, quando accettiamo di fluire insieme nell’eterna interazione di sviluppo e decadenza, e ci rendiamo conto che ciascuno di noi contribuisce a suo modo alla perpetua danza delle forze creative. Tra le altre cose, Mizuke produce gli schemi emotivi fondamentali della fiducia, del desiderio e della capacità di dedizione verso un’altra persona. Esso rappresenta generalmente l’energia all’origine di tutte le emozioni, è responsabile dell’erotismo, della sensualità, dell’affetto e della consapevolezza del corpo; nello stesso tempo, ci dà la possibilità di ricevere ogni genere di nutrimento e favorisce il metabolismo. 
Mizuke è strettamente associato con l’organo energetico del II° Chakra, situato subito sopra l’osso pubico, nella parte inferiore dell’addome; è la forza che plasma l’energia Kekki contenuta nelle varie forme di Shioke, traendone strutture, e rende possibile il flusso di forze da una forma a un’altra. Senza Mizuke, le forme Shioke rimarrebbero isolate, in quanto sono chiuse in se stesse, rigide e lente, prive di vero movimento. 
Mizuke corrisponde probabilmente all’energia orgonica, scoperta dal geniale scienziato austriaco Wilhelm Reich.
 Affinché le varie possibilità di rapporti siano filtrate in maniera adeguata per gli individui e il loro sviluppo, e trasformate in esperienze durevoli e personalmente significative, l’energia Mizuke deve essere specificamente addestrata e indirizzata da un’altra forza.


Kuki

4. Kuki è la forma di "Ki" che contribuisce a creare i giusti rapporti tra un essere e altri elementi della Creazione stabilendo dei limiti, manifestandosi in modo specifico, plasmando e tendendo verso un fine determinato. Kuki si traduce “Ki dei gas”, o anche “Ki dell’aria”, e rappresenta l’autorealizzazione: crescita, acquisizione dell’autoconsapevolezza e realizzazione di uno stile di vita significativo. Questo campo di forza compare, ad esempio, quando percepiamo e accettiamo la nostra individualità, inserendola nel modo in cui plasmiamo la nostra esistenza. Tale forma di Ki è strettamente collegata con il III° chakra, situato sotto lo sterno, nell’area dello stomaco. 
Tra le altre cose, Kuki stimola la capacità di pensare logicamente e disgregare il nutrimento; è la forza che consente a un karateka di frantumare una lastra di calce struzzo con un colpo inferto con il pugno nudo. Kuki ci fornisce la motivazione per intraprendere la nostra via e sperimentare chi siamo; inoltre, fa in modo che l’influsso di altre persone non ci distolga dal giusto percorso.
 Affinché la crescita e l’impegno non si realizzino a spese del mondo circostante, ma a beneficio della comunità, Kuki ha bisogno di una forza che l’aiuti a orientarsi verso le vere esigenze della personalità di un individuo e degli esseri con cui tale persona è direttamente legata: ciò comporta la necessità di trovare un ritmo che permetta di danzare insieme senza pestarci continuamente i piedi a vicenda.

 

Denki
5. Denki è la forma di "Ki" che ci offre la possibilità di impegnarci, di avere rapporti con l’ego e di crescere in maniera attenta ai bisogni degli altri. Denki può essere tradotto “Ki del tuono”. A questo proposito, è interessante osservare che, secondo l’esagramma 51 del libro cinese di saggezza e oracoli I Ching, il potere del tuono ha portato gli esseri umani in contatto con la forza creativa; anche se all’inizio il tuono ci atterrisce, tale esperienza purificatrice può aiutarci a trovare il giusto atteggiamento verso le cose terrene e ad agire in modo etico e virtuoso.
 Questo tipo di energia vitale si crea dentro di noi quando facciamo in modo che la crescita personale non avvenga a spese del benessere nostro o di un’altra persona a cui siamo legati. Tra le altre cose, Denki produce gli schemi emotivi dell’amore, della solidarietà, della tolleranza e della fiducia in Dio, ma solo a condizione che non vengano compiute, sotto l’influenza di Denki, altre attività che possano distogliere la nostra attenzione.
 Questa strana regola può essere compresa ricordando che il tuono guarisce e purifica terrorizzando; se soffochiamo tale reazione occupandoci di qualcosa di innocuo, allora Denki non riesce a influire completamente su di noi. Denki determina una componente socialmente organizzatrice che rafforza notevolmente anche il nostro istinto di autoconservazione, non a causa del timore, ma grazie alla capacità di amare ciò che siamo. Inoltre, tale forma di energia vitale dà luogo a una naturale correttezza nei rapporti con gli altri, ci rende tolleranti e ci consente di capire nel modo giusto tutto ciò che è diverso.
 Affinché l’attenzione individuale verso i bisogni altrui indotta da Denki sia controllata in maniera tale che il nostro sviluppo non giunga a un punto morto, portandoci alla completa integrazione nella comunità e all’autocompiacimento, è necessaria un’altra forma di energia. Denki è associata con il IV° Chakra, il centro del cuore.


Jiki
6. Jiki è la forma di "Ki" che ci aiuta a trovare il complemento più adatto al nostro essere in qualsiasi circostanza, che ci mostra i nostri aspetti nascosti in modo da non poterli più ignorare e, nello stesso tempo, ci stimola a sviluppare le nostre doti latenti portandoci a concentrarci su di esse. Jiki può essere tradotta “energia magnetica”, o anche “forza di concentrazione”, e rappresenta un campo di forza che ci viene messo a disposizione quando accettiamo quelle sfide importanti e quei rapporti durevoli che sono vitali per il nostro sviluppo legato al senso di responsabilità. 
L’energia Jiki fornisce carisma e crea secondo la vera volontà, che ha origine divina, la strutturazione tra la nostra forma individuale e quella del mondo circostante e le tre qualità essenziali della forza creativa: essa contiene ciò che è vero, bello e buono. Perciò, Jiki rappresenta anche il potere dell’estetica, dell’arte e della bellezza in qualsiasi forma, e fa in modo che “ogni pentola abbia il coperchio adatto”, cosa che contribuisce ad aumentare la pressione nel recipiente quando aumenta il calore, perché non esiste via di fuga. Non è una coincidenza il fatto che questa metafora vi induca a pensare ai rapporti reciproci: vi sono infatti precise corrispondenze. Jiki rivela le altrui energie e ne coordina l’espressione, adeguata alla particolare esistenza dell’essere con cui veniamo a contatto. L’espressione magnetica dell’energia vitale è collegata con il V° Chakra, posto alla base del collo, sopra il torace.
 Affinché le forme di energia descritte negli ultimi sei paragrafi producano effetti adeguatamente armonizzati tra loro e vengano attivate specificamente per i processi vitali, devono essere guidate da una forza superiore di controllo che determini un flusso stabile ed equilibrato (omeostasi) in tutto l’organismo.

 

Reiki
7. Reiki è la forma di "Ki" che organizza in senso olistico la corretta applicazione sinergica di tutte le forme subordinate di energia vitale. 
Reiki si può tradurre “forza dell’anima” o “energia spirituale”, e rappresenta nel mondo materiale la forma di energia più vicina alla forza creativa, l’origine di tutta la vita, e armonizza tra loro le tre personalità parziali archetipiche del fanciullo interiore, dell’ego intermedio e del sé superiore in modo che restino tutte interconnesse in un unico sistema, invece di impegnarsi separatamente sulla base delle rispettive caratteristiche.

  • Il Reiki unisce senza legare.

  • Il Reiki stimola senza sovreccitare.

  • Il Reiki separa senza isolare.

  • Il Reiki calma senza irrigidire.

  • Il Reiki indirizza la nostra attenzione verso la vita e l’amore che abbiamo nel cuore.

  • Il Reiki produce chiarezza mantenendo vivo l’interesse.

Il Reiki ci risveglia e stimola lo sviluppo di ogni sorta di potenzialità latente.

Questi sono gli effetti fondamentali determinati dall’energia vitale universale nella sua forma pura. 
Tuttavia, è ancora necessario seguire questa via per ottenerla; affinché il Reiki abbia la possibilità di aiutarci nel nostro percorso, bisogna prima conseguire la purificazione e la chiarezza, indispensabili presupposti dei processi successivi. Per evitare di intossicarci nonostante una purificazione totale, dobbiamo decidere di vivere in maniera diversa, più sana, spirituale e individuale. 
Il Reiki non può assumersi la responsabilità di quest’atto volitivo, e non gli è consentito farlo. Il libero arbitrio è un dono della forza divina: padroneggiarlo è un sacro dovere, come lo è imparare a usarlo validamente nel più vasto contesto della Creazione.
Nel mondo materiale della separazione, non si possono manifestare direttamente forme di Energia Vitale più alte e costanti del Reiki.
Il Ki Divino, da cui ogni cosa è creata e a cui tutto ritorna dopo la fine della sua esistenza terrena, è chiamato Shinki; attraverso il Reiki, esso opera al di fuori del mondo materiale sopra il VII° Chakra, posto a due o tre dita dalla sommità della testa. 
Il Reiki è vicino al principio dell’unità, nonché a quello della separazione, tanto da costituire un interfaccia per il contatto tra i due, e tale sua funzione mantiene equilibrato il flusso delle correnti di yin e yang. 
Riassumendo con una sola frase, il Reiki promuove tutti i tipi di processi vitali. 
Il Reiki è collegato con il centro di energia della fronte, il VI° Chakra, che si trova sopra la radice del naso, tra le sopracciglia.
Va detto ancora una volta che, sebbene i tipi di energia qui descritti abbiano uno stretto rapporto con Chakra specifici, non devono essere considerati come le energie dei Chakras stessi. Queste energie fluiscono attraverso i Chakras; forze subordinate come i meridiani, che conosciamo dall’agopuntura, vengono allora messe in movimento e si verificano determinati comportamenti. 
Le varie specie di Energia Vitale qui illustrate rappresentano perciò forme primarie da cui discendono le forze che circolano direttamente nei chakra principali e secondari, negli organi e nei meridiani.

 


Nota e fonte: Il materiale qui riportato è tratto dal libro “lo Spirito del Reiki” di W. Lubeck, F. A. Petter , W. L. Rand Ed. Mediterranee

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